L'età fertile femminile

L'età fertile femminile

La durata del periodo fertile è molto variabile e dipende da fattori genetici, etnici, ambientali, nutrizionali e patologici, ed è delimitata da due eventi eclatanti.

Il primo di essi è il menarca, cioè la prima mestruazione della vita, che avviene di solito fra gli 11 e i 14 anni.

Il secondo è la menopausa, l’ultima mestruazione, che avviene verso i 50 anni, dopo che la donna ha raggiunto l’esaurimento della riserva ovarica (cos'è) e con esso ha superato da diversi anni la possibilità di riprodursi.
La cessazione delle mestruazioni e il declino della fertilità infatti non coincidono perché, parallelamente alla riduzione numerica degli ovociti, si instaura un progressivo peggioramento qualitativo per l’invecchiamento stesso delle cellule, che pregiudica i successi riproduttivi a partire anche da 7-8 anni prima della menopausa. Questo in pratica significa che una coppia in cui la donna ha meno di 30 anni riuscirà a concepire un figlio entro un anno di tentativi nel 90% dei casi, mentre non supererà il 40% di successi se la donna ha 40 anni. La possibilità di concepimento diventa veramente molto limitata dopo i 43 anni. Su questo tema è importante non fraintendere il messaggio fortemente fuorviante dato dai mezzi di informazione, che spesso annunciano gravidanze miracolose ottenute in età molto avanzate. Bisogna chiarire che le gravidanze "miracolose" in età avanzatissima sono oggi ottenibili soltanto con la tecnica della donazione di ovociti o embrioni da parte di un'altra donna (tecnica vietata in Italia fino a poco tempo fa e non ancora regolamentata).

Il declino fisiologico della fertilità femminile ha iniziato ad assumere un notevole rilievo tra le cause di infertilità di coppia perchè, per motivi sociali, oggi le coppie si stabilizzano molto tardi e iniziano la ricerca della gravidanza oltre i 30 anni di età. In Italia ormai la nascita del I figlio si sta mediamente collocando verso l'età di 33 anni della donna. Questo fenomeno sociale non va di pari passo con la fisiologia, infatti la specie umana raggiunge il massimo di fertilità tra i 18 ed i 30 anni di età.  La fertilità femminile diminuisce poi lentamente ma  irreversibilmente con l'età  per la diminuzione della quantità e qualità degli ovociti. Questo fenomeno porta ad un declino della fertilità che precede anche di 10 anni la perdita della ciclicità mestruale, cogliendo quindi impreparate gran parte delle donne che identificano la fertilità con la presenza di regolari mestruazioni. Negli studi storici su popolazioni il declino della fertilità è presente già dopo i 30 anni ma si accentua ulteriormente dopo i 35, infatti le donne tra i 35 ed i 39 anni presentano una riduzione della fertilità del 31% rispetto a quelle tra i 20 e 24 anni.

I determinanti biologici del declino della fertilità femminile associato all'invecchiamento possono essere individuati in una serie di fattori:

  • mancato rinnovo del pool degli ovociti durante la vita
  • diminuzione progressiva del numero dei follicoli e conseguentemente degli ovociti
  • diminuzione progressiva della qualità degli ovociti, soprattutto dal punto di vista genetico

La quantità degli ovociti

Nella specie umana le cellule staminali fetali da cui originano gli ovociti (ovogoni) smettomo di moltiplicarsi prima della nascita. Questo significa che il numero di ovociti che la donna avrà a disposizione durante la sua vita viene determinato durante la sua vita fetale. Finchè un ovocita non verrà "reclutato" per la maturazione (in età fertile) rimane bloccato alla prima divisione meiotica all'interno di un follicolo primordiale circondato da uno strato di cellule epiteliali. Ogni giorno vengono reclutati un certo numero di follicoli primordiali ma solo alla pubertà, con l'inizio della stimolazione ipofisaria, alcuni di essi arriveranno a ovulazione. I follicoli primordiali secernono l'ormone anti-mulleriano (AMH) che serve a limitare il numero di follicoli reclutati.
Il numero dei follicoli diminuisce negli anni secondo una dinamica esponenziale prevedibile con un modello matematico e prevede una perdita  graduale correlata alla numerosità dei follicoli residui. Il ciclo mestruale non mostra grandi variazioni con l'invecchiamente, salvo un accorciamento della fase follicolare (quindi dei giorni necessari a raggiungere la ovulazione). In questa fase della vita riproduttiva è più probabile la selezione di più di un follicolo dominante, con aumento dell'incidenza di gravidanze gemellari, che infatti sono più frequenti nelle donne quarantenni. 

La qualità degli ovociti

La qualità ovocitaria correla prevalentemente con l'età della paziente e influenza la fecondità per tutti gli aspetti disfunzionali  dell'ovocita correlati con l'invecchiamento, a partire da quelli genetici.
L'anomalia più frequente della qualità ovocitaria è l'aneuploidia, che consiste nella presenza di un numero errato di cromosomi (con esclusione dei casi di presenza di set completi di cromosomi soprannumerari, come ad esempio la triploidia). E' un fenomeno comune nella specie umana, in cui dal 10 al 30% degli ovociti fertilizzati ha un numero errato di cromosomi, mentre è rara in altre specie (1/ 6000 nella Drosophila, il moscerino su cui sono stati effettuati molti degli studi più importanti sul ruolo del DNA). L'aneuploidia  può nascere da errori sia nella prima (MI) che nella seconda (MII) divisione meiotica.
Altri aspetti della qualità ovocitaria che possono peggiorare con l’età sono: la maturazione ovocitaria, la capacità di controllare l'espressione del patrimonio genetico nel passaggio fra generazioni (riprogrammazione epigenetica), la formazione del fuso, l'utilizzo dei nutrienti per produrre energia, la capacità di far combinare il DNA materno con il DNA paterno. 

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